venerdì 23 settembre 2016

Augusto e il nuovo impero


Era una domenica afosa e Augusto, come ogni domenica afosa, aveva portato a spasso la sua nutria Tutmosis IV.
Tornato a casa si accasciò sul divano e accese la televisione, che in quel momento trasmetteva un documentario sulla storia di Roma condotto da tale Angela Alberto(un travestito certamente, pensò Augusto dopo aver visto la copiosa barba della conduttrice).
Ad un certo punto, una frase catturò l'attenzione dell'assonnato condomino di Poggio Gaudente:"con Domiziano si ebbe un'accentuazione del carattere totalitario della carica imperiale, questo imperatore infatti ancora in vita si autoproclamò Dominus et divus...".
La sonnolenza improvvisamente svanì.
L'inaccettabile spocchia del bifolco laziale non era stata certamente apprezzata, ma la situazione psichica del Frangipetto peggiorò ulteriormente quando scoprì che il primo e più grande imperatore romano si chiamava proprio come lui:Augusto.
Stava già per radunare un esercito mostruoso, quando venne informato dall'enciclopedia che purtroppo tali Augusto e Domiziano erano morti da un paio di millenni.
Scandalizzato all'inverosimile dalla viltà dei due romani che piuttosto che scontrarsi con lui avevano preferito nascere in un'altra epoca, decise comunque l'assalto alla città eterna.
Grazie all'aiuto di Giacinto Ammone Frangipetto, un suo lontano parente che lavorava all'anagrafe della capitale, scoprì di essere discendente diretto di certo Cornelio Scipione Zotico, magistrato di secondo rango che nel 69 a.c. chiese invano al senato il trionfo per avere sottratto una siepe ad una tribù di pezzenti vagabondi, gettato poi  come traditore della Repubblica dalla rupe Tarpea perchè dopo la morte di Pompeo diede del coglione a Giulio Cesare.
Dopo aver corrotto un pool di avvocati, in base a questa discendenza chiese la destituzione formale del sindaco di Roma e la sua intronizzazione come imperatore.
Attesi due mesi senza risposta, radunò infine trenta legionari tra barboni ubriaconi di periferia.
Sbarcato cona la sua masnada a Civitavecchia, tentò senza successo di radere al suolo Ostia e Latina, proseguendo poi per Roma dove si fermò sui monti Albani.
Si fece quindi nominare console a vita da senatori togati nominati da passanti presi a caso, e dopo avere tracciato il perimetro della nuova Roma su un campo incolto, si autoproclamò "Verus Augustus" e marciò verso la capitale.
Finito l'effetto degli alcolici nei suoi soldati però si ritrovò solo, scavò quindi una buca nel parco del Pincio chiamandola "Foro del Vero Augusto" e li attese in uno sdraio che i cittadini di Roma gli rendessero omaggio.
Dopo due settimane di stenti e attesa, si arrese e smontò il campo.
Fu poi arrestato e subito rilasciato perchè in un ristorante romano non pagò il conto chiedendo di "mettere tutto sul conto di Agrippa".
Il labaro imperiale realizzato incollando fogli A4 riposa ora sotto il letto di Augusto, fiducioso che un giorno, di nuovo, la Repubblica finirà per far spazio all'impero.
Il suo impero.


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