lunedì 7 agosto 2017

Warwick Davis ha inventato il nanismo


Fino al 1480, il nanismo non esisteva.
Il suo inventore fu tale Atelstano Rochester, un alchimista di York, noto in seguito come “il Paracelso d’Albione”.
Nel suo buio antro, per tutta la vita studiò gli antichi manoscritti conservati nei monasteri insulari, alla ricerca d’un metodo per creare dal nulla una forma vivente.
Dopo svariati tentativi, tutti andati miseramenmte a vuoto,  riuscì finalmente nel suo intento.
Era una notte d’inverno, e dal vetro sporco d’un alambicco magico si intravide qualcosa muoversi.
Era sinceramente un aborto vomitevole, ma tanto bastava per rendere felice Atelstano.
L’essere venne ribattezzato Varviculus, dal nome del cane dell’alchimista, Varvicolo, che per primo si era accorto che qualcosa si muoveva all’interno del contenitore.
Varviculus, estratto dall’alambicco, crebbe velocemente, pur mantenendo decisamente dimensioni assai ridotte.
Era inoltre stranamente dotato di parola, ma solo dopo qualche mese Atelstano di accorse che l’unico linguaggio parlato dall’essere deforme era l’antico siriaco, in una oscura variante conosciuta a pochissimi.
Ma la stranezza più grande, se possibile, non era questa;Varvicolo, infatti, era in grado di riprodursi per partenogenesi.
In 18 mesi la casa dell’alchimista fu infestata da una quarantina di piccoli esseri totalmente incontrollati.
Drammaticamente, da un breve pertugio della torre-laboratorio qualcuno di loro sgattaiolò per presentarsi tra le vie della città.
Seguendo le scie di guano lasciate dagli esserini, si riuscì a scoprire la loro provenienza.
Catturato dai maggiorenti di York, Atelstano fu costretto a confessare d’essere il creatore di tale abominio;l’abiura gli risparmiò la scomunica dell’Arcivescovo Scott, non la furia del popolo, che lo lapidò il pubblica piazza nel novembre successivo.

Gli eredi di Varviculus si rifugiarono nelle foreste dei Monti Pennini, in cui per risolvere l’anarchia che avrebbe portato alla loro certa estinzione, nominarono capo assoluto il loro capostipite,  che assunse il nome di Warwick Ottone Magno Davis I di York, che da quel giorno visse sotto le mentite spoglie di disadattato guitto, veste nella quale si presenta ancora oggi alla popolazione tutta, e alla quale ha obbligato tutti i discendenti della sua stirpe.

venerdì 23 settembre 2016

Augusto e il nuovo impero


Era una domenica afosa e Augusto, come ogni domenica afosa, aveva portato a spasso la sua nutria Tutmosis IV.
Tornato a casa si accasciò sul divano e accese la televisione, che in quel momento trasmetteva un documentario sulla storia di Roma condotto da tale Angela Alberto(un travestito certamente, pensò Augusto dopo aver visto la copiosa barba della conduttrice).
Ad un certo punto, una frase catturò l'attenzione dell'assonnato condomino di Poggio Gaudente:"con Domiziano si ebbe un'accentuazione del carattere totalitario della carica imperiale, questo imperatore infatti ancora in vita si autoproclamò Dominus et divus...".
La sonnolenza improvvisamente svanì.
L'inaccettabile spocchia del bifolco laziale non era stata certamente apprezzata, ma la situazione psichica del Frangipetto peggiorò ulteriormente quando scoprì che il primo e più grande imperatore romano si chiamava proprio come lui:Augusto.
Stava già per radunare un esercito mostruoso, quando venne informato dall'enciclopedia che purtroppo tali Augusto e Domiziano erano morti da un paio di millenni.
Scandalizzato all'inverosimile dalla viltà dei due romani che piuttosto che scontrarsi con lui avevano preferito nascere in un'altra epoca, decise comunque l'assalto alla città eterna.
Grazie all'aiuto di Giacinto Ammone Frangipetto, un suo lontano parente che lavorava all'anagrafe della capitale, scoprì di essere discendente diretto di certo Cornelio Scipione Zotico, magistrato di secondo rango che nel 69 a.c. chiese invano al senato il trionfo per avere sottratto una siepe ad una tribù di pezzenti vagabondi, gettato poi  come traditore della Repubblica dalla rupe Tarpea perchè dopo la morte di Pompeo diede del coglione a Giulio Cesare.
Dopo aver corrotto un pool di avvocati, in base a questa discendenza chiese la destituzione formale del sindaco di Roma e la sua intronizzazione come imperatore.
Attesi due mesi senza risposta, radunò infine trenta legionari tra barboni ubriaconi di periferia.
Sbarcato cona la sua masnada a Civitavecchia, tentò senza successo di radere al suolo Ostia e Latina, proseguendo poi per Roma dove si fermò sui monti Albani.
Si fece quindi nominare console a vita da senatori togati nominati da passanti presi a caso, e dopo avere tracciato il perimetro della nuova Roma su un campo incolto, si autoproclamò "Verus Augustus" e marciò verso la capitale.
Finito l'effetto degli alcolici nei suoi soldati però si ritrovò solo, scavò quindi una buca nel parco del Pincio chiamandola "Foro del Vero Augusto" e li attese in uno sdraio che i cittadini di Roma gli rendessero omaggio.
Dopo due settimane di stenti e attesa, si arrese e smontò il campo.
Fu poi arrestato e subito rilasciato perchè in un ristorante romano non pagò il conto chiedendo di "mettere tutto sul conto di Agrippa".
Il labaro imperiale realizzato incollando fogli A4 riposa ora sotto il letto di Augusto, fiducioso che un giorno, di nuovo, la Repubblica finirà per far spazio all'impero.
Il suo impero.


giovedì 28 maggio 2015

Augusto e l'astrologia



Era un mercoledì di novilunio, e come ogni mercoledì di novilunio Augusto portava a passeggio il suo nandù da compagnia, Orathio Nelson Gneo Pompeo IV Scoto.
Contrariamente al solito, stavolta l'animale sudamericano era riuscito a sfuggirgli dal guinzaglio, e il Frangipetto era stato costretto a rientrare a casa, dopo un'estenuante rincorsa, all'una di notte passata.
Il sonno ormai era andato, e vista l'ora l'abitante poggiogaudentiense  pensò di approfittarne per vedere in diretta uno dei suoi programmi preferiti, le videolezioni notturne del Consorzio Nettuno, sperando di beccare la sua materia preferita:Istituzioni Tribali II.
Ma subito all'accensione della Tv, l'amara sorpresa.
Al posto di un professore comparì sullo schermo un personaggio barbuto, con dietro un mefitico sfondo scuro costellato di astri, cometelle e altre lucentezze dalla dubbia provenienza.
Si trattava chiaramente di un astrologo, che si apprestava a proferire l'oroscopo del giorno dopo.
Augusto attese pazientemente l'arrivo del suo segno(ndr. Ariete, ascendente Alessandro Magno), ed ecco la scandalosa supposta verità:sarà una giornata costellata da perdite finanziarie, incidenti sul lavoro, delusioni amorose e attacchi batteriologici condominiali.
Deluso dal responso del ciarlatano, deciso di passare alla punizione.
Chiamò direttamente da Chioggia un lontano prozio, Ezzelino Galeazzo Maria della Scala Rovere Colonna Dandolo Frangipetto, mastro vetrario veneto discendente diretto di Ezzelino Dandolo, l'inventore del vetro, che realizzò e spedì via aerea un enorme specchio deformante circolare del diametro di 6 decametri.
Dall'Amazzonia arrivò invece Joao Uriarte Garrincha de Galvao Cortes Frangipetto, mercenario cacciatore di frodo di animali rari, che gli recapitò per direttissima tramite traghetto di contrabbando una colonia di "Myciones notturni", la specie di gatti neri più scura del mondo.
La merce terribile fu posizionata davanti l'uscio di casa dello stregone televisivo, in attesa della sua uscita.
Alla vista del tutto, lo strafottente mago rispose con una risata, "ma non penserete mica che io creda a queste cose?ah ah ah".
Un bel tacer non fu mai scritto.
Dalle retrovie avanzò una catapulta medievale utilizzata da Carlo Martello a Poitiers, sopra la quale fu posto l'enome specchio, che fu scaraventato verso la casa del Merlino squarciandone il tetto.
"Allora, adesso ci credi che gli specchi rotti portano sfiga?", sentenziò impassibile  il Frangipetto che nel mentre aveva assunto le sembianze di Basileus bizantino.
In preda al terrore il negromante tentò di fuggire, ma furono sguinzagliati i gatti, che si rivelarono essere in realtà delle feroci pantere.
Il megero fu ridotto in brandelli, la casa rasa al suolo e al suo posto fu costruito il mausoleo Augusteo.
Il Frangipetto cambiò poi nome in Augusto Niceforo Fova IV Isaurico, promettendo ai sudditi di dichiarare guerra al Sultano Ottomano.




mercoledì 3 dicembre 2014

Il Bretone degli assegni




*tratto da una storia vera

Il treno stava partendo, e Luigi era già nella sua cabina, sbriciando dal finestrino.
Appena vide Ernesto, si alzò e aprì di scatto.
-Ma che ti sembra l'ora di arrivare?allora, me l'hai portato?-
-Che?-, rispose Ernesto mentre si divincolava tra due energumeni che salutavano qualcuno a caso nel treno.
-Come che, te l'ho scritto nel messaggio!-
-Mi hai scritto cosa?-
-Come cosa...senti, me lo spedisci o non so cosa, tieni le chiavi di casa, devi prend...-
Fece appena in tempo a lanciare le chiavi,  prima di cadere di scatto.
Il treno era appena partito, fece in tempo solo a rialzarsi e vedere Ernesto correre come un pazzo, tra la marea di folla.
-Allora che devo prendere???-
-Il...-
Niente, ormai non lo sentiva più, troppo distante, e troppo rumore.
Fece un ultimo sforzo, uno scatto alla Carl Lewis, l'ultima speranza, ed eccolo nuovamente nella sua visuale, il caro amico Luigi.
-Allora, cosa dovevo prendere?-
-Il Bretone degli...-...e poi, ciao ciao treno.
Mentre tutti tornavano calmamente indietro dopo la calca, soddisfatti d'aver salutato i loro cari, Ernesto rimase fermo di sasso.
-Il Bretone degli...il Bretone degli.Ma chi cavolo è?-
Sarà un suo amico, continuò a dire tra se e se.
Strano amico però, perchè dargli le chiavi di casa se c'era lui?
Dormiva in quel momento?Non era in casa, avrebbe dovuto aspettarlo?
Luigi gli aveva parlato di un amico straniero, sarà lui.
-Vabbè, andiamo a vedere-
In casa d'Ernesto non pareva esserci anima viva.
Tutte le stanze erano vuote e in ordine, non aveva controllato solo il seminterrato.
-Ma figurati se Ernesto ospita qualcuno o lo mette nel seminterrato!-
Per puro scrupolo, andò a vedere, non si sa mai.
Aprì la porta, e per poco non gli venne un infarto.
Seduto in una panca, gambe accavallate, vestito in maniera ridicola, un uomo.
-Allora, sei arrivato eh-
-Ssi-, rispose ancora scioccato Ernesto.
-Tu devi essere Ernesto vero?-
-Si...tu sei...il Bretone?-
-Si, piacere, sono Murmanus di Rennes-
-Piacere...bene, si è fatto proprio tardi, io dovrei andare...-
-Eh no-
-No cosa?-
-No che non puoi andare...non te l'ha detto Ernesto?-
Queste "cose non dette" da Ernesto cominciavano decisamente a infastidire Luigi, già a disagio a parlare in casa d'altri, in un seminterrato, con uno straniero dal nome ridicolo vestito da...manco sapeva da cosa.
-Che mi avrebbe dovuto dire Luigi?-, disse sbuffando Ernesto.
-Devi assolutamente andare in banca, e prendere gli assegni dalla cassetta di sicurezza.
Devo pagare mercenari Svevi, Luigi mi ha promesso un prestito, ma non ha fatto in tempo a portarmeli.
Mi ha detto che da quando eravate ragazzi avete una cassetta di sicurezza in comune giusto?-
-Si...quindi devo andare in banca, prendere gli assegni e darteli...perchè devi pagare devi mercenari Svevi...-
-Esatto-
Ernesto riprese la posizione che aveva alla stazione:fermo come un sasso.
Non capiva se era uno scherzo, se stava sognando, o Dio solo sa cosa.
Ma una cosa era certa, di stare lì con quel tizio non ne aveva più voglia.
-Ok...io quindi ora vado Metallicus, prendo gli assegni e te li porto ok?-
-Murmanus.Mi chiamo Murmanus.A dopo, ti aspetto-
Ernesto sgattaiolò fuori dalla casa, pensando di averne viste abbastanza, quando nell'ingresso del palazzo si ritrovò di fronte Luigi.
-Ah, allora dillo che era uno scherzo!Chi è quel pagliaccio nel seminterrato?-
-Di che vai blaterando idiota?Mi hanno chiamato appena partito il treno dicendomi che il convegno è stato annullato, sono sceso alla prima stazione e tornato con un taxi...comunque, l'hai preso per la miseria???-
-No, stavo andando in banca a prenderlo...-
Ernesto resse il gioco in maniera sarcastica, aspettando la comparsata furtiva di "Metallicus".
-Ma che banca, ce l'ho nel cassetto in casa, appena entrato in camera da letto!-
-Ce...ce l'hai cosa?quel...Malandrinus...mi ha detto di andare in banca...-
-Malandrinus?ma non è che per caso hai aperto lo stipetto dove tengo gli alcolici invece che il cassetto dove tengo il libretto degli assegni?-
-Libretto deg...ah, si, ecco, il libretto degli assegni...-
-Eh, due ore a ripetertelo alla stazione, "Il libretto degli assegni", portami il libretto degli assegni che ho pochi contanti con me...vabbè, ora son qui, non serve più...l'hai già preso o sei appena arrivato?-
-No ero...devo andare ora eh...senti ma quel tuo amico straniero di cui mi avevi parlato, per caso, era francese e aveva un nome strano?-
-Chi, Wolfgang?Beh il nome non è così strano, comunque no è austriaco, perchè?-
-No, niente.Ci vediamo, ciao-

martedì 11 novembre 2014

Cast Away


Dramma naufragico di Robert Zemeckis(2000).
Chuck Noland(Gino Cervi) è un agente di una compagnia di trasporti statunitense, in viaggio verso la Thailandia(Sri Lanka).
Una improvvisa tempesta seguita da un'avaria fa precipitare l'aereo in un'isoletta sperduta nell'oceano indiano(John Goodman).
Convinto di essere solo e di dover passare il resto della vita in quei pochi ettari, dopo pochi giorni Chuck si accorge che l'isola ospita anche due discendenti dei naufraghi dell'Essex(Patrick Stewart e Isabella Regonese), due pretendenti al trono di un ramo cadetto della famiglia reale anglosassone scampato alla battaglia di Hastings nel 1066(Robert Downey Jr e Heather Parisi) e un figlio segreto di Adolf Hitler(Bruno Ganz).
Inviso al resto degli abitanti per le già problematiche ristrettezze alimentari, Chuck morirà mangiato da uno squalo nel tentativo di scappare alla follia omicida del minore dei nobili britannici, che dopo l'ennesimo attacco di panico si era fatto proclamare dal fratello terrorizzato re dell'isola sotto il nome di Aroldo III ed aveva rincorso con una clava chiodata il povero Chuck, riconosciuto come l'invasore normanno Guglielmo il conquistatore.
Coinvolgente il cameo di Jack Lemmon nei panni di Wilson.